top of page

Se gli chef sono artisti, serve il copyright?

  • Immagine del redattore: Elisa Selmi
    Elisa Selmi
  • 24 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Una tribuna pubblicata su Le Monde dalla storica Marion Godfroy-Tayart de Borms ha riacceso il dibattito: gli chef devono essere riconosciuti come autori e artisti, con piena tutela del diritto d'autore sulle loro creazioni. Il tema è stato ripreso anche da Annalisa Cavalieri, che cita Gualtiero Marchesi come uno dei primi a interrogarsi pubblicamente su questo in Italia.

La domanda è legittima. Ma, a mio parere, parte da premesse errate.


La cucina è arte a Lac Salin, Livigno
La cucina è arte a Lac Salin, Livigno

Gli artisti si sono sempre copiati — ed era un onore

Nella storia dell'arte, la copia non è mai stata un crimine. Era un apprendistato, un omaggio, una forma di trasmissione del sapere. I giovani pittori copiavano i maestri nelle botteghe. Gli scultori replicavano i greci. I compositori citavano, variavano, reinterpretavano.

Grazie a questa pratica, oggi possiamo ancora "vedere" opere che il tempo ha quasi cancellato: l'Ultima Cena di Leonardo, gravemente deteriorata, ci è nota anche attraverso copie realizzate da altri artisti — tra cui una bellissima conservata in una chiesa in Svizzera, a pochi chilometri dall'originale. Senza quelle copie, avremmo perso un patrimonio inestimabile.


In cucina non è diverso. Le grandi tradizioni gastronomiche sono sopravvissute e si sono evolute proprio grazie alla trasmissione, all'imitazione, alla reinterpretazione. La ricetta di un maestro che passa di mano in mano non è un furto: è cultura.


Lo chef Claudio Sadler è stato e continua a essere mentore e insegnante per un'intera generazione di chef.
Lo chef Claudio Sadler è stato e continua a essere mentore e insegnante per un'intera generazione di chef.

Le leggi sul copyright esistono — e proteggono ciò che va protetto

Nomi, marchi, denominazioni: esistono già strumenti legali precisi per tutelare l'identità di uno chef o di un ristorante. Un piatto non può essere commercializzato sotto il nome di qualcun altro. Un brand non può essere usurpato. Queste protezioni funzionano.

Ma l'ispirazione non è una copia. Uno chef che si ispira a una tecnica, a un accostamento, a un'estetica — senza rivendicare la paternità altrui — non sta rubando nulla. Sta facendo esattamente quello che hanno sempre fatto gli artisti: guardare, assorbire, trasformare.


Ispirazione sì, copie fasulle no

Viviamo in un'epoca in cui la produzione di massa — spesso associata a logiche di copia industriale, massificata, a basso prezzo — ha generato una difensività comprensibile. Ma applicare questa logica all'alta cucina e alla creatività gastronomica rischia di produrre l'effetto opposto a quello desiderato: isolamento invece di ispirazione, competizione invece di collaborazione.


Il risotto dello chef Enrico Derflingher: da Buckingham Palace, alla Casa Bianca, alle tavole stellate del Giappone.
Il risotto dello chef Enrico Derflingher: da Buckingham Palace, alla Casa Bianca, alle tavole stellate del Giappone.

La gastronomia ha bisogno di più scambio, non di più barriere. Ha bisogno di chef che si citino con orgoglio, che condividano tecniche, che collaborino e che arricchiscano le loro visioni a beneficio del cliente . La vera tutela di un piatto originale, secondo me, non sta in un tribunale: sta nella firma inconfondibile di chi lo ha creato, nella storia che porta con sé, nella relazione con il territorio e con le persone. Lo "chef artista" non guarda solo nel suo piatto, ma è curioso, guarda, impara, incorpora tecniche diverse nella sua cucina mescolando culture e cultura.



Collaborare è la nostra risposta

In We Are Food crediamo che il valore si moltiplichi quando viene condiviso. È per questo che i nostri clienti non lavorano in parallelo, ma in contatto: si incontrano, si ispirano, si supportano. Visita il nostro sito per scoprire come costruiamo reti di eccellenza nel mondo del food — perché il futuro della gastronomia si scrive insieme.

Commenti


bottom of page