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La cucina italiana diventa Patrimonio UNESCO: perché è un riconoscimento unico al mondo
Dec 11, 2025
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La cucina italiana è ufficialmente entrata nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, un traguardo storico che va ben oltre il piacere della tavola.

Con questo riconoscimento l'UNESCO, United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, non premia un singolo piatto o una tecnica culinaria, ma riconosce un sistema culturale complesso, fatto di tradizioni, saperi, ritualità familiari, biodiversità e sostenibilità. Questo non è il riconoscimento di un elemento gastronomico isolato, ma di un’intera cultura culinaria nazionale, della sua identità profonda e del suo ruolo sociale.
La cucina italiana: un sistema culturale complesso che abbraccia l'ospitalità, la convivialità e il buon cibo
Negli anni, molte tradizioni gastronomiche di tutto il mondo sono state riconosciute come patrimonio immateriale: esempi celebri includono l’“arte del pizzaiuolo napoletano”, iscritta nel 2017, simbolo della maestria e della ritualità che accompagnano la preparazione della pizza tradizionale. Oppure la cultura del kimchi in Corea, o ancora la dieta mediterranea, condivisa da più paesi e caratterizzata da pratiche alimentari e rituali comunitari.Tuttavia, in tutti questi casi l’UNESCO ha sempre riconosciuto elementi specifici, non l’intero patrimonio culinario di un Paese.
Ed è proprio qui che risiede l’unicità dell’Italia: la nostra non è una candidatura basata su un piatto iconico, su una tecnica o su una ricorrenza tradizionale, ma sull’idea che la cucina italiana, nel suo insieme, rappresenti un modello culturale universale, fondato su pratiche condivise da milioni di persone e trasmesse da generazioni.
Una cucina che abbraccia i convitati, le stagioni e le tradizioni
Il riconoscimento UNESCO attribuito alla voce “Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity” non esalta solo i prodotti o le ricette, ma identifica una serie di valori essenziali:
la convivialità, il momento del pasto come spazio sociale e affettivo;
la trasmissione generazionale dei saperi (le ricette delle nonne, le tecniche artigiane, la cultura regionale);
il rispetto della stagionalità e della biodiversità;
l’equilibrio tra innovazione e tradizione;
la sostenibilità come pratica quotidiana, dal mercato al piatto.
La cucina italiana, infatti, non è un monolite: è un mosaico di identità regionali, dialetti gastronomici, rituali familiari e pratiche agricole che riflettono una relazione profonda con il territorio. È anche un linguaggio condiviso che unisce il Paese e che, allo stesso tempo, si reinventa continuamente, pur mantenendo solide radici.
Il valore di una cucina come modo di vivere
In questo senso, l'UNESCO ha riconosciuto non la “somma delle ricette italiane”, ma il valore culturale della cucina come modo di vivere, come espressione sociale e come strumento di coesione. È un riconoscimento che protegge un modello, uno stile di vita, una filosofia gastronomica: non solo ciò che mangiamo, ma come, quando e perché lo facciamo.
L’iscrizione della cucina italiana nella Lista del Patrimonio Immateriale è quindi un invito — per l’Italia e per il mondo — a preservare, tutelare e tramandare questo complesso patrimonio culturale. Significa riconoscere che dietro un piatto di pasta, un pranzo domenicale o una ricetta tramandata in famiglia c’è una storia collettiva che merita di essere salvaguardata.
Per la prima volta, la cucina di un intero Paese diventa un bene culturale da proteggere, studiato e valorizzato come uno dei più grandi contributi dell’Italia alla cultura mondiale. E questo, per chi ama il cibo, non può che essere motivo di orgoglio.























